Perfezionismo: quando essere precisi ci ingabbia?

Il termine perfezionismo viene definito come l’aspirazione a raggiungere, nel proprio lavoro o nella propria attività, una perfezione ideale. Nel dire comune questo può avere accezioni positive o negative, spesso influenzate dal contesto sociale.

Essere perfezionisti nel lavoro, quindi precisi e meticolosi, sicuramente ci permetterà di farci notare e divenire un punto di riferimento per colleghi e superiori; viceversa, esserlo nella propria vita privata, quindi con amici, parenti, fidanzati e coniugi, spesso diventa problematico e motivo di discussione, soprattutto quando la nostra pretesa di perfezione non è solo rivolta a noi stessi, ma si estende a chi ci circonda.

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Perché sono così perfezionista?

Il perfezionismo ha origine sin dall’infanzia e secondo alcune teorie (McClelland, 1985)  è collegato  al bisogno di successo; quest’ultimo si forma a contatto con figure di accudimento che nutrono aspettative elevate, ma realistiche, verso il bambino e che sollecitano in lui esperienze di autonomia.

Secondo alcuni studi (Rosen e D’Andrade, 1959), i bambini con elevato bisogno di successo tendevano ad avere madri che li incoraggiavano all’indipendenza, al contrario dei bambini con un basso bisogno di successo, i quali avevano madri svalutanti.

Tralasciando le teorie comunque non si può affermare che il perfezionismo sia una caratteristica innata, esso si basa infatti su standard elevati che spesso ci impongono e successivamente ci auto-imponiamo.

Quando il perfezionismo diventa un problema?

Essere meticolosi, come qualsiasi altra cosa nella nostra vita, diventa un problema quando ci ingabbia in schemi rigidi, dai quali non riusciamo ad allontanarci: “Se faccio una cosa, deve essere perfetta!”. Il problema sorge quando quel qualcosa, per cause interne od esterne a noi, non potrà essere perfetto.

In questo caso, ne risentirà il nostro umore e, a volte, anche una piccola imprecisione vanificherà tutto il lavoro fatto rendendoci, a lungo andare, incapaci di gioire per ogni piccola conquista e convincendoci che sarebbe stato meglio non iniziare proprio quell’attività.

Inoltre, come già detto, il perfezionismo può diventare problematico quando, oltre che essere rivolto a noi stessi, è rivolto alle persone che abbiamo intorno: “Se mi sei accanto, devi essere perfetto!” , questo aggiunge un carico emotivo non indifferente sull’altra persona che, in questo caso, ha due possibilità: sottostare alla nostra richiesta, finendo in una relazione asimmetrica, o ribellarsi dando quindi il via a discussioni e litigi.

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Come faccio a diventare più flessibile?

La flessibilità è una caratteristica importantissima che permette di adattarci alle richieste dell’ambiente, spesso rapidamente mutevoli; per fare questo sarebbe interessante indagare l’origine del perfezionismo, e gli stati emotivi vissuti quando qualcosa non è perfetto.

Ovviamente, sarebbe utile il sostegno psicologico, non volto necessariamente ad una ristrutturazione di questo tratto, ma che abbia come oggetto una maggiore conoscenza di sé, perché come dice una celebre frase: “La conoscenza rende liberi!”

Dott.ssa Diletta De Toma

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