Rapporto con il capo: Strategie per migliorarlo

Come migliorare il rapporto con il capo?

 

Questa è una delle domande che più spesso ci si pone, nella condizione socioeconomica attuale e con la crisi che tutti viviamo, infatti, il lavoro sembra non essere più un mezzo per raggiungere un fine, bensì il fine stesso, tale concezione può portare inevitabilmente ad una condizione di frustrazione da parte del lavoratore.

Innanzitutto è importante ricordare che il rapporto con il capo è di tipo gerarchico, indipendentemente dalle motivazioni e dalle nostre convinzioni a riguardo.

Il rapporto con il capo non è sempre semplice da gestire e a volte può essere causa di problemi legati allo stress e/o all’ansia, esistono tuttavia dei piccoli accorgimenti da poter utilizzare per migliorare questo rapporto:

rapporto con il capo
1) Il mio capo non è mio migliore amico: il rapporto con il capo è, come già detto, un rapporto gerarchico con regole ben stabilite, indipendentemente da come egli si ponga nei nostri confronti, rimarrà comunque il nostro capo.

2) Questa cosa non mi piace, te lo dico: avendo chiarito che il rapporto con il capo non è d’amicizia ma di subordinazione, è importante mantenere il maggior livello di correttezza possibile, il quale comprende anche la chiarezza nell’espressione del proprio dissenso, ovviamente con modi adeguati.

3) Sono disponibile ma non troppo: esistono diversi tipi di capo, da quelli più esigenti che vorrebbero i propri dipendenti impiegati in modo continuativo, a quelli meno esigenti che puntano al raggiungimento degli obiettivi indipendentemente dai modi e dai tempi di impegno. La disponibilità nell’ambito lavorativo è importante ma, spesso, ci si trova ad essere molto più disponibili di quanto previsto anche solo contrattualmente; questa può essere un’arma a doppio taglio in quanto sicuramente essere disponibili ci mette in risalto agli occhi del capo ma ci espone a potenziali richieste continue e a volte inadeguate; queste inevitabilmente influenzano il nostro stato psicofisico dell’ambiente di lavoro. Importante è, quindi,  imparare a mettere dei paletti.

4) Io so quanto valgo: in psicologia si parla di autoefficacia ovvero la capacità di riconoscere i propri limiti ed i propri punti di forza, questa capacità in ambito lavorativo è importantissima. Una volta acquisita ci permetterà di essere professionali e cimentarci in compiti di cui siamo certi, o quasi, della riuscita e di rifiutare compiti che richiederebbero solo uno stress psichico per vedere la loro realizzazione.

5) Io non sono la mia azienda: una delle cose che spesso i capi cercano di fare è quella di far sentire i dipendenti parte dell’azienda; seppur questo sembra essere un’ottima strategia di aggregazione per ottenere maggiori risultati, in realtà è bene rivedere questa visione. Se l’azienda verso la quale lavoriamo non ottiene profitti adeguati, sicuramente sarà necessario impegnarsi maggiormente ma, importantissimo, non vivere questa condizione di fallimento come un fallimento personale.

Applicando queste poche regole sarà più semplice e più leggero lavorare e forse si riuscirà a ritrovare il senso del lavoro, ovvero la sua natura di mezzo per raggiungere un fine e non di fine.

Dott.ssa Diletta De Toma

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